Per la realizzazione di pozzo la normativa italiana prevede procedure autorizzative diverse se si tratta di pozzo con destinazione domestica (innaffiamento giardini, orto o sanitario solo nel caso di assenza di acquedotto) o destinazione diversa dal domestico (uso irriguo, industriale, produttivo, geotermico). Nel caso di pozzi domestici le autorizzazioni vengono rilasciate solitamente dai Comuni di appartenenza, mentre per gli antri sono le Regioni o le Provincie delegate a rilasciate le autorizzazioni alla ricerca di acqua nel sottosuolo e successivamente a riconoscere un titolo di concessione d'uso in virtù del fatto che le acque sotterranee rientrano tra i beni demaniali.
Otto motivi per realizzare un impianto geotermico per la climatizzazione:
1) Permette di raggiungere un risparmio compreso tra il 60% ed il 70% rispetto ad un impianto tradizionale.
2) Permette di climatizzare l'edificio 24 ore su 24, 365 giorni all'anno ottenendo un livello di benessere eccezionale.
3) Non richiede alcun tipo di manutenzione annuale, eccezion fatta per la controllo del mantenimento delle condizioni di comfort.
4) La sua vita media è di circa 30 anni. Tutti i materiali che costituiscono l'impianto sono progettati e realizzati per mantenere una vita nominale più alta della media.
5) Non produce emissioni in atmosfera. Venendo meno il processo di combustione di un propellente o di un combustibile, il sistema non emette in atmosfera alcun elemento.
6) Il locale tecnico geotermico è di circa 2mx2m e non richiede specifiche condizioni di sicurezza.
7) Costituisce è una fonte di energia pulita e rinnovabile. La rinnovabilità è da intendersi nell'ambito del limitato sfruttamento del potere di geoscambio del sottosuolo se paragonato all'uso domestico.
8) Se ben progettato e coadiuvato da un piccolo impianto fotovoltaico che alimenta la pompa di calore geotermica, elimina totalmente le spese di climatizzazione.
La ricerca di acqua termale nel sottosuolo segue un percorso abbastanza lineare. Si parte dallo studio della geologia dell’area, osservando la presenza di faglie, fratture profonde, rocce permeabili e segni di antica attività vulcanica, perché sono gli elementi che permettono all’acqua di scendere in profondità, riscaldarsi e risalire. Una volta capito se il territorio è promettente, si passa alle indagini geofisiche: strumenti che misurano la resistività del terreno, le onde sismiche o i campi magnetici naturali permettono di “vedere” sotto la superficie e individuare zone dove potrebbero esserci circuiti idrotermali.
Parallelamente si analizzano le acque e i gas presenti in sorgenti o pozzi vicini, perché la loro composizione chimica rivela la temperatura e la profondità del sistema sotterraneo. Anche alcuni segnali naturali — come terreni insolitamente caldi, vapori o odori sulfurei — possono suggerire la presenza di acqua calda in profondità, pur non essendo prove definitive.
Quando gli studi preliminari indicano un potenziale reale, si richiedono le autorizzazioni necessarie alla Regione e si procede con una perforazione esplorativa. È il momento decisivo: solo un pozzo permette di verificare davvero la temperatura, la portata e la qualità dell’acqua termale.
Per realizzare una piscina termale devi prima verificare che nel terreno sia effettivamente presente acqua calda naturale, attraverso studi geologici e un eventuale pozzo esplorativo autorizzato dalla Regione. Una volta accertata la presenza della risorsa, serve ottenere i permessi per l’utilizzo dell’acqua termale e per la costruzione dell’impianto. A quel punto si progetta la piscina tenendo conto della temperatura dell’acqua, dei materiali resistenti alla mineralizzazione e dei sistemi di ricircolo e sicurezza richiesti dalla normativa. Infine si procede alla costruzione, all’allaccio del pozzo alla vasca e all’installazione degli impianti tecnici necessari per garantire qualità dell’acqua, igiene e continuità di funzionamento.
In Italia il canone demaniale per l’uso di acque sotterranee varia molto in base alla Regione e all’uso dell’acqua, ma mediamente i canoni minimi annuali vanno da circa 35–70 € per usi agricoli o domestici fino a 150–200 € per usi civili o zootecnici. Questi valori possono aumentare se la portata concessa è elevata o se l’acqua è classificata come “strategica”.
Il costo medio di un canone demaniale per attività estrattive in Italia è generalmente basso per ettaro, ma può crescere molto in base alla superficie concessa e al tipo di materiale estratto. Un valore realistico di riferimento è intorno ai 50–60 € per ettaro all’anno, con un importo minimo che può superare i 780 € secondo gli aggiornamenti regionali più recenti.
Per le attività geotermiche (ricerca e coltivazione di risorse geotermiche), il canone demaniale è definito dal D.Lgs. 22/2010 e successive rivalutazioni annuali ISTAT.
I valori medi attuali sono:
Circa € 16/ha/anno per la superficie della concessione o del permesso.
Importo minimo nazionale: circa € 260/anno (si applica anche se la superficie è piccola).
Questi importi sono molto più bassi rispetto a quelli delle attività estrattive tradizionali, perché la geotermia è considerata una risorsa strategica e rinnovabile.
Il canone demaniale per l’uso di acque termali rientra nella categoria dei canoni per l’utilizzo di acque sotterranee, con una specifica classificazione quando l’acqua è destinata a uso termale o terapeutico. Le Regioni applicano importi annuali che, nella maggior parte dei casi, si collocano in questi intervalli:
30–70 € l’anno per concessioni di piccola entità o usi non commerciali.
80–150 € l’anno per usi termali con finalità ricettive o benessere.
Importi più elevati solo se la concessione riguarda portate molto alte o strutture termali di grandi dimensioni.
Questi valori sono coerenti con i canoni applicati per altre tipologie di acque sotterranee, che in molte Regioni italiane oscillano tra 35 e 160 € a seconda dell’uso e della portata.
In Italia non è possibile scavare un pozzo senza autorizzazione, nemmeno se si tratta di un pozzo piccolo o destinato a uso domestico. Tutte le acque sotterranee sono considerate bene demaniale dello Stato, quindi qualunque prelievo richiede un titolo autorizzativo.
In Italia non puoi vendere liberamente l’acqua del tuo pozzo, perché l’acqua sotterranea è considerata bene demaniale dello Stato. Questo significa che, anche se il pozzo si trova sul tuo terreno, l’acqua non è tua: puoi usarla solo nei limiti e per gli scopi autorizzati.
La vendita è possibile solo se ottieni una concessione di derivazione a uso produttivo o commerciale, cioè un titolo specifico che ti autorizza a:
- imbottigliare
- distribuire
- vendere acqua come prodotto
Per ottenerla servono:
- studi idrogeologici
- analisi chimiche e microbiologiche
- autorizzazioni sanitarie
- autorizzazione regionale alla derivazione per uso commerciale
È un iter complesso, simile a quello delle aziende che imbottigliano acqua minerale o termale.
Sì, puoi realizzare una piscina alimentata da acqua termale per uso esclusivamente privato, ma solo rispettando un insieme preciso di autorizzazioni e vincoli. In Italia l’acqua termale è un bene demaniale, quindi non puoi utilizzarla liberamente solo perché si trova nel tuo terreno: serve un titolo che ne regoli l’uso.
Per avere una piscina termale privata devi prima essere autorizzato a prelevare acqua termale tramite:
- un permesso di ricerca (se devi ancora verificare la presenza dell’acqua),
- una concessione di derivazione specifica per uso termale.
Questa concessione stabilisce:
- la portata massima che puoi prelevare,
- l’uso consentito (in questo caso “uso privato non commerciale”),
- gli obblighi di monitoraggio e tutela della risorsa.
Una volta ottenuta la concessione, puoi progettare e costruire la piscina, che deve rispettare:
- norme edilizie comunali,
- norme igienico-sanitarie,
- eventuali vincoli paesaggistici o idrogeologici.
Puoi utilizzare l’acqua del tuo pozzo per usi potabili, ma solo se rispetta i requisiti sanitari e se l’uso è autorizzato. In Italia l’acqua di pozzo non è automaticamente considerata potabile: deve essere controllata, dichiarata e, se necessario, trattata.
L’acqua può essere utilizzata come potabile solo se:
- rispetta i parametri chimici e microbiologici previsti dal D.Lgs. 31/2001 (assenza di batteri, nitrati, metalli pesanti, pesticidi, ecc.).
- hai un’autorizzazione sanitaria se l’acqua serve una casa, una struttura o una piccola comunità.
- il pozzo è in zona di rispetto (di solito un raggio di 200 m senza fonti di inquinamento).
- viene effettuato un controllo periodico tramite laboratorio accreditato.